Il nuovo Codice degli appalti

Roma – Una promessa di tagliare i tempi delle opere tra sei mesi e un anno. Gare escluse di fatto per la stragrande maggioranza degli appalti pubblici, con affidamenti diretti fino a soglie elevate. Ecco i punti centrali del nuovo Codice degli appalti licenziato dal governo e proposto in sintesi dal quotidiano la Repubblica. Affidamenti diretti e gare. Nel codice è prevista la cosiddetta liberalizzazione sotto soglia: per appalti fino a 5,3 milioni ci potranno essere affidamenti diretti. In particolare, fino a 150mila euro si procede con affidamento diretto, poi fino a 1 milione la procedura negoziata senza bando invitando 5 imprese, numero che sale a 10 per i lavori sotto la soglia Ue di 5,38 milioni. La gara vera e propria resta una possibilità residua per questa ultima fascia di lavori, anche se non ci dovrebbe più esser nel testo la richiesta di una “adeguata motivazione” per indirla (che sarebbe stato un disincentivo ancora maggiore). Secondo una stima del Sole24Ore su dati Anac, in queste condizioni il 98% dei lavori potrà esser assegnato senza bando per un valore di circa 19 miliardi. Più libertà ai sindaci. Per i lavori fino a mezzo milione, i piccoli comuni possono procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate. Per i Mit è un “taglio dei tempi notevole soprattutto per quei piccoli comuni che debbano procedere a lavori di lieve entità che hanno tanta importanza per la vivibilità dei luoghi e il benessere delle proprie comunità”. Per i grandi comuni e le unioni, i capoluoghi di regione o provincia e le città metropolitane si prevede che siano automaticamente stazioni appaltanti qualificate, con una verifica annuale in alcuni casi. Colpa grave esclusa per i funzionari e i dirigenti degli enti pubblici se avranno agito sulla base della giurisprudenza o dei pareri dell’autorità. Opere prioritarie. Per accelerare la programmazione il Governo, di concerto con le Regioni, qualifica una infrastruttura come strategica e di preminente interesse nazionale e l’elenco di tali opere è inserito nel documento di economia e finanza (Mef). E’ prevista poi la riduzione dei termini per la progettazione, l’istituzione da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici di un comitato speciale appositamente dedicato all’esame di tali progetti. Prima l’Italia. All’approvazione del Codice, il Mit ha fatto sapere che al suo interno c’è anche una norma definita “prima l’Italia”, spiegando che è una clausola di “salvaguardia del made in Italy” che prevede criteri premiali per il valore percentuale dei prodotti originari italiani o dei Paesi Ue rispetto al totale delle forniture necessarie per eseguire l’appalto: “Una tutela per le forniture italiane ed europee dalla concorrenza sleale di Paesi terzi”. Appalto integrato e Subappalto a cascata. Il testo spiega che “la progettazione in materia di lavori pubblici, si articola in due livelli di successivi approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo”. Torna dunque in campo l’appalto integrato, che era stato espunto dal precedente Codice savo poi trovare diverse deroghe. In sostanza le stazioni appaltanti potranno affidare il contratto a un unico operatore con oggetto sia la progettazione esecutiva che l’esecuzione dei lavori, sulla base di un progetto di fattibilità tecnico-economica approvato. Inoltre, sintetizza lo stesso Mit, per garantire la conclusione dei lavori, si potrà procedere anche al subappalto cosiddetto a cascata, senza limiti. Illecito professionale. Discusso il passaggio sull’illecito professionale che comporta l’esclusione di un operatore economico dai lavori pubblici. Occorre quando ci sono “elementi sufficienti ad integrare il grave illecito professionale”; l'”idoneità del grave illecito professionale ad incidere sull’affidabilità e integrità dell’operatore”; e “adeguati mezzi di prova”. Il testo elenca i casi in cui si può “desumere” l’illecito e ciò ha attirato critiche sul fatto che ci fosse eccessiva arbitrarietà nell’esclusione affidata alle stazioni appaltanti. Nel Codice si trovano specificate le condizioni, dalle sanzioni Antitrust ai tentativi di influenzare indebitamente la decisione della stazione appaltante, dagli inadempimenti verso i subappaltatori a una serie di reati quali bancarotta o di tipo urbanistico. Il Mit rimarca che “per alcuni tipi di reato, l’illecito professionale può essere fatto valere solo a seguito di condanna definitiva, condanna di primo grado o in presenza di misure cautelari”. Digitalizzazione. Per il dicastero diventa “un vero motore per modernizzare tutto il sistema dei contratti pubblici e l’intero ciclo di vita dell’appalto. Il pilastro di questo processo risiede nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici (che fa capo all’Anac)”. Questa sarà operativa dal 2024 e sarà una sorta di anagrafe degli operatori economici, anche con eventuali motivi di esclusione: il fascicolo virtuale dell’operatore economico. Previste poi “piattaforme di approvvigionamento digitale, l’utilizzo di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici. Inoltre, si realizza una digitalizzazione integrale in materia di accesso agli atti che tutti i cittadini possono richiedere”. Prezzi degli appalti. Per quello che riguarda le quotazioni in appalto, è confermato l’obbligo di inserimento delle clausole di revisione dei prezzi al verificarsi di una variazione del costo superiore alla soglia del 5 per cento, con il riconoscimento in favore dell’impresa dell’80 per cento del maggior costo. Per la determinazione della variazione dei costi e dei prezzi si utilizzano gli indici Istat, tra cui quelli dei prezzi al consumo e alla produzione e gli indici delle retribuzioni contrattuali orarie. Nel nuovo codice è infine previsto anche il riordino delle competenze dell’Anac con un rafforzamento delle funzioni di vigilanza e sanzionatorie.